I costi esorbitanti registrati, dal mese di settembre scorso da alcuni prodotti, in particolare quelli importati, si spiegherebbero con il carattere burocratico e pignolo delle dogane del porto di Dakhla, secondo un importatore locale che ha richiesto l'anonimato. «Dal mese di settembre scorso, data della presa di servizio del nuovo capo della circoscrizione doganale a Dakhla, spiega a Libé, siamo obbligati a ricorrere per le nostre importazioni ai porti di Laâyoune e Agadir, a causa degli ostacoli che ci sono imposti da questo nuovo capo, a livello, non solo del porto, ma anche, a livello degli altri uffici dipendenti da questa circoscrizione. Nonostante il rispetto da parte degli importatori di tutte le disposizioni e leggi che regolano le importazioni, il capo della circoscrizione trova i mezzi per bloccarli o per imporre loro condizioni che hanno molta difficoltà a superare. Per rendervene conto, non avete che da recarvi a quello che doveva essere un porto in pieno sviluppo, a causa della sua vicinanza con le Isole Canarie e soprattutto a causa del fatto che un buon numero di africani preferisce sbarcarvi i propri veicoli in partenza per l'Africa subsahariana, piuttosto che fare il viaggio attraverso le lunghe e costose autostrade. Ma le misure doganali alle quali erano confrontati li hanno obbligati a evitare questa sosta». L'importatore in questione prosegue a questo proposito: «Sapete che l'estensione del porto di Dakhla ne aveva fatto uno dei primi sul piano continentale? Aveva conosciuto un straordinario traffico di merci e di passeggeri venuti dall'Europa e diretti in Africa subsahariana. Questo sforzo è stato improvvisamente frenato da metà agosto o dall'inizio di settembre 2013». Se gli utenti del porto di Dakhla hanno la possibilità di ricorrere ai porti di Laâyoune e Agadir per essere meglio serviti dai servizi doganali, gli utenti che passano per il punto di frontiera Guergarate non hanno questa possibilità e subiscono gli umori del capo della circoscrizione a cui capita di bloccare camion per diversi giorni, anche se i loro proprietari avessero agito conformemente ai testi in vigore. Secondo un dichiarante in dogana presente alla frontiera, questo stesso responsabile sarebbe all'origine della trattenuta alla frontiera di un camion che trasportava erbe e prodotti cosmetici il cui unico crimine è di aver fatto una dichiarazione in buona e dovuta forma per assolvere i diritti di dogana e proseguire il suo cammino. Con sua grande sorpresa, è stato bloccato per diversi giorni alla frontiera senza altra soluzione che quella di attendere che il primo responsabile autorizzasse, dal fondo del suo confortevole ufficio di Dakhla, la revoca del divieto di sdoganamento che lo ha colpito». Dopo il recupero delle sue province sahariane, il Regno del Marocco ha investito capitali enormi per mettere a punto infrastrutture ed erigere queste province al livello di sviluppo che conoscono le altre regioni del paese. Ma l'importante non è unicamente creare infrastrutture e investire capitali. La volontà del Regno di sviluppare le sue province deve essere quella degli uomini designati per concretizzare questa volontà.
Notizia 25 Feb 2014 3 min di lettura
Le dogane di Dakhla messe all'indice

