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Economia 13 Feb 2015 2 min di lettura

Proteste dei professionisti della pesca costiera

Proteste dei professionisti della pesca costiera

La Federazione nazionale degli organismi professionali della pesca costiera in Marocco (FNPPAM) ha organizzato, recentemente ad Agadir, un incontro per elencare i malfunzionamenti che disturbano la loro attività e ostacolano lo sviluppo di questo settore. I partecipanti ai lavori di questa conferenza hanno denunciato le misure definite «severe, se non abusive» prese dalle autorità nei confronti di alcune imbarcazioni sardiniere operative a livello di Dakhla, per non aver fatto ricorso alla pesca selettiva e anche per l'utilizzo di reti a circuizione. I proprietari di queste sardiniere sono accusati di abusi e di sovrasfruttamento delle risorse ittiche di cui abbonda questa zona, in particolare la corvina, una delle specie migratorie la cui cattura dovrebbe essere permessa, ma che è, tuttavia, vietata da una decisione del ministero di tutela che, secondo i professionisti, spoglia San Paolo per vestire San Pietro: solo i palangari che operano nel porto di Dakhla beneficiano di questo diritto.

I professionisti hanno ricordato di aver sollecitato più volte il ministero di tutela per l'integrazione di questa specie nell'elenco delle specie addizionali e per determinare le quote, in modo da instaurare un metodo di pesca equo che favorisca lo sviluppo di tutte le filiere: artigianale, costiera o d'altura. I partecipanti hanno inoltre posto l'accento sulle conseguenze inerenti all'attuazione della strategia Halieutis. «La Federazione ha sempre evidenziato i malfunzionamenti di cui soffre questo settore e che ostacolano l'attuazione di questa ambiziosa strategia», è stato sottolineato, puntando il dito contro «l'assenza di qualsiasi approccio costruttivo, l'assenza di dialogo e di sinergia tra i professionisti del settore e i dispositivi dello Stato, la mancanza di attrezzature, la rigidità dei testi di legge che regolano il settore e la stravaganza del regime fiscale».

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