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Notizia 14 Nov 2012 2 min di lettura

La mafia del polpo colpisce ancora

La mafia del polpo colpisce ancora

Domenica scorsa, la brigata della gendarmeria di Timlili nella provincia di Dakhla ha proceduto al sequestro di quattro barche tradizionali che operavano illegalmente nelle acque della regione. I pescatori clandestini di polpi, in periodo di riposo biologico, sono riusciti a fuggire in extremis prima dell'arrivo dei gendarmi. Sono stati sequestrati anche sofisticate attrezzature per la pesca subacquea, oltre a diversi motori e gonfiatori. È stato inoltre sequestrato il carico di polpi, che superava i 200 chili. Le barche, che portavano false immatricolazioni poiché la mafia del polpo in questa regione utilizza il numero di una licenza per più imbarcazioni, sono state bruciate dagli elementi della gendarmeria. Il regolamento del settore stabilisce a tal proposito che «ogni imbarcazione da pesca artigianale, non immatricolata, che non disponga né di un permesso di polizia né di una targa di immatricolazione è considerata priva di esistenza legale e deve essere sequestrata e distrutta».

Secondo il parere di diversi operatori del settore e associazioni ecologiche, queste barche clandestine, il cui numero è stimato in oltre 4000, rappresentano un reale pericolo per la ricchezza ittica della regione. La proliferazione di queste barche clandestine avviene davanti all'indifferenza dei responsabili che dovrebbero organizzare il settore e combattere le reti mafiose lungo tutte le coste di Dakhla. Il loro intervento rimane raro e occasionale, come alla vigilia dell'apertura della stagione di pesca del polpo che inizia il 16 novembre; una delegazione è arrivata sabato per visitare alcuni siti di pesca come quello di Tchika. Troppo protocollare. Per preservare il polpo e proteggere la ricchezza di queste coste, bisogna installare un sistema di sorveglianza e dotare la gendarmeria e la marina locale di mezzi per lottare contro una mafia ben equipaggiata e talvolta protetta.

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