Organizzato su iniziativa dell'associazione «Ibn Al-Awwam» per la salvaguardia del patrimonio, dell'acqua, dei giardini e dei paesaggi, in partenariato con il comitato marocchino del Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti (ICOMOS) e l'UCAM, questo incontro è stato interessante per la sua tematica, il numero e il profilo dei partecipanti nonché per la qualità dei dibattiti.
Questo conclave è stato incentrato sulla presentazione della situazione del patrimonio dei giardini storici in Marocco e più particolarmente a Marrakech, considerata come il conservatorio, per eccellenza, di questi siti ad alto valore ecologico e culturale. L'incontro è stato anche l'occasione per i responsabili dell'associazione «Ibn Al-Awwam» di esporre le grandi linee del loro studio preliminare alla salvaguardia e alla valorizzazione dei Giardini dell'Agdal, nonché di tornare sul bilancio di vent'anni di ricerche universitarie sul patrimonio dei giardini storici.
La finalità ricercata è di portare l'insieme dei decisori, tra cui rappresentanti del dipartimento della Cultura, autorità locali, promotori turistici, politici e mecenati privati a prendere coscienza del valore eccezionale di questo patrimonio e a impegnarsi nell'ambizioso programma della sua salvaguardia e valorizzazione. Gli intervenuti non hanno mancato di sottolineare l'importanza del patrimonio verde impressionante accumulato, nel corso degli anni, da Marrakech, una città che può oggi vantarsi di essere un museo a cielo aperto, che racchiude tutti gli stili di giardini conosciuti nel Regno fin dal XII secolo e di incarnare il modello di città-giardino. Hanno, tuttavia, deplorato il fatto che questo patrimonio resti poco conosciuto, spesso degradato o abbandonato e che i giardini storici siano stati divorati progressivamente dalla speculazione immobiliare e dall'esplosione demografica, per essere infine sostituiti da giardini «chiavi in mano», giardini standard e giardini «minuto». Dopo aver rimpianto l'assenza di un inventario dei giardini storici, sia a Marrakech che nelle altre città classificate Patrimonio dell'umanità, gli intervenuti hanno fatto osservare che l'ignoranza della specificità di questi giardini ha condotto talvolta a interventi inadeguati, come è il caso per Jnan El-Harti. «Le autorità locali si sono lanciate negli ultimi due anni nella realizzazione di programmi di sistemazione di parchi e giardini, senza tenere conto del loro carattere storico e della loro specificità in quanto monumenti viventi», hanno sottolineato. Pur applaudendo la salvaguardia e la riabilitazione riuscita del molto antico giardino Arsat Moulay Abdeslem, diventato ormai il Cyber-Parc Arsat Moulay Abdeslem dopo il suo restauro da parte della Fondazione Mohammed VI per la protezione dell'ambiente, i conferenzieri hanno sottolineato l'imperiosa necessità di elaborare un inventario dei giardini storici del Marocco fin dall'anno in corso. L'accento è stato anche posto sull'importanza dell'istituzione di un appuntamento annuale per i giardini storici di Marrakech e dell'istituzione di un servizio incaricato dei giardini e paesaggi in seno al ministero della Cultura. La mediatizzazione dei risultati dello studio realizzato dall'associazione «Ibn Al-Awwam» e la moltiplicazione degli incontri per farli conoscere ai decisori e al grande pubblico sono state anche raccomandate. Conviene sottolineare che il progetto «Marrakech, città di rinnovamento permanente», lanciato lo scorso gennaio da S.M. il Re Mohammed VI e al quale sono stati assegnati investimenti di 6,3 miliardi di dirham, porta, tra l'altro, sulla riabilitazione dei giardini storici della città, la creazione di una foresta urbana e l'equipaggiamento di un complesso di divertimento (Nzaha).
Missione «preservazione» In una dichiarazione al giornale «Le Matin», l'insegnante-ricercatore e presidente dell'associazione «Ibn Al-Awwam», Mohamed El-Faïz, ha affermato che la preservazione del patrimonio ecologico della città ocra passa per tre fasi: conoscere, legiferare e valorizzare.
«La conoscenza è necessaria per comprendere il valore del patrimonio, rilevare i suoi tratti originali ed evitare la sua denaturazione in caso di sistemazione», ha indicato, stimando che per il caso specifico dei giardini storici, la non-interventismo o l'attesa sono talvolta un male minore rispetto alle azioni precipitate che conducono a togliere loro il carattere di autenticità specificato dalla Carta di Firenze del 1982. E di precisare: «Per il caso di Marrakech, disponiamo dell'expertise universitaria più avanzata in questo campo. (…) Dopo la conoscenza, bisogna legiferare per una salvaguardia reale e intervenire in ultimo luogo per valorizzare nel quadro del turismo culturale», conclude l'economista e storico dell'agronomia e dei giardini arabi.
Un'esposizione sotto il segno «L'Agdal: un capolavoro dell'arte dei giardini» è stata montata a margine di questa giornata molto arricchente per gli interventi e le proposte che vanno nel senso della valorizzazione di un'eredità eccezionale per la realizzazione degli obiettivi dello sviluppo sostenibile.
Notizia 26 Jun 2014 4 min di lettura
Appello per l'istituzione di un inventario dei giardini storici

