Asmaa Houri e il suo team hanno potuto trasmettere il loro messaggio essenziale. Domenica scorsa, e nell'ambito del Festival degli spettacoli pubblici, la compagnia «Théâtre Anfass» ha incitato il grande pubblico alla riflessione. Lontano da questo semplice e banale consumo culturale, la pièce «4:48 Psychose», data in rappresentazione è stata soprattutto un invito al viaggio, alla baudelairiana, certo, ma anche all'altezza delle grandi riflessioni di un certo Michel Foucault. E come il regista brasiliano Glauber Rocha, la giovane regista Asmaa Houri intende mettere l'asticella molto in alto. «È imprescindibile, non abbiamo scelta, o lasciare il pubblico dov'è, proponendogli offerte meschine e striminzite, culturalmente parlando, o istruirlo e invitarlo a riflettere. È questa una delle tradizionali missioni del palcoscenico», dice, su un tono intellettuale. Ecco dunque una nuova generazione che pensa diversamente. Benefico per la scena culturale del nostro paese. E quando si sa che la sua squadra comprende l'attrice Meryem Zaimi, lo scenografo Abdelmajid El Haouasse e il compositore Rachid Bromi, si capisce tutto. Khalid Amin e il suo Centro internazionale degli studi di spettacolo avranno offerto al grande pubblico, non solo una pièce da vedere, ma anche una visione da comprendere.
Adattata da “4:48 psychose” di Sarah Kane, la pièce si pone come sfida artistica e tematica di sollevare il velo sul non detto, di raccontare ciò che gli altri non vedono, di puntare il dito contro questa micidiale indifferenza dell'altro, o meglio degli altri, ... E infine di ritualizzare un tabù... Asmaa Houri che è dotata di una formazione teatrale in Svezia pensa eloquentemente il suo soggetto: «...Quando si soffre di una depressione cronica e si sviluppa, o meglio si matura una decisione premeditata e cronometrata di uccidersi, si sta dando vita alla saggezza? O è semplicemente follia? Chi è folle? È il soggetto delirante o il mondo che lo circonda?», si interroga la regista che mette in scena tutte le ambiguità possibili, al fine di far partecipare il pubblico alla riflessione, e non obbligatoriamente alle risposte. Lì, non è affatto il suo obiettivo.
Notizia 07 Jun 2013 2 min di lettura
Tangeri all'ora di “4:48 psychose”

