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Notizia 02 Jun 2013 3 min di lettura

Doukkali e Bouchnak, star unite per una serata

Il pubblico del Teatro nazionale Mohammed V ha vissuto, sabato scorso, una memorabile serata con due grandi star della canzone araba, Abdelwahab Doukkali e Lotfi Bouchnak.
Doukkali e Bouchnak, star unite per una serata

In una sala stracolma, il maestro Abdelwahab Doukkali apre le danze con la sua canzone, vincitrice del Gran Premio del Festival del Cairo, «Souk Al Bacharie». L'assistenza era lì per dare il tono cantando in coro le sue parole di rivolta contro la guerra, la fame, la sofferenza, la schiavitù, pur facendo appello ai valori dell'umanità e della dignità. Davanti a questo stesso pubblico rapito ed entusiasta, il decano della musica marocchina sorprende il suo pubblico con nuove composizioni, in particolare quella che fa seguito alla sua immortale «Marsoul Al Houb» che ha intitolato «Mirsal Al Houb», in riferimento alla denominazione in Oriente. In un'atmosfera festosa, Al-Moussiqar Doukkali inanella i suoi altri successi, tra cui «Agharou Alaika», «Mana Illa Bachar» e «Kan ya ma Kan», sempre sotto le acclamazioni dei suoi fan. C'era della magia che regnava nella sala del teatro. Tutti erano lì, acclamando il loro idolo e assetati di buona musica e di parole profonde, che si fanno rare di questi tempi. È il timbro di Abdelwahab Doukkali. Questo stesso Doukkali che ha accolto il suo collega Lotfi Bouchnak con molto rispetto e calore. Un segno raro di grandezza e d'onore. Perché un vero artista riconosce il valore e sa dove si trova. «Lotfi Bouchnak è un grande artista che ha dato molto alla canzone araba. Ha una memoria incredibile e riesce a imparare raccolte di poesia. Conosce persino canzoni mie che ho completamente dimenticato», sottolinea Doukkali durante la sua conferenza stampa. In effetti, quella sera, Lotfi ce lo dimostra, con la sua voce potente, interpretando, sempre con foga, le canzoni del suo immortale repertorio dove il tarab classico si affianca al canto moderno. Questo simbolo della canzone tunisina non ha mancato, neanche lui, di ammaliare il pubblico e di trascinarlo nella sua saga di parole che denotano il suo impegno e la sua fierezza di appartenere al mondo arabo. «Si può sottrarti tutto tranne la tua cultura. Dobbiamo salvaguardarla al meglio. Con la canzone, possiamo cantare il nostro impegno, la nostra posizione e la nostra identità. E poi, l'artista è testimone della sua epoca e deve evolvere con il tempo e gli eventi. Deve restare sveglio, trasparente e integro». È ciò che cerca di trasmettere l'artista Bouchnak nelle sue canzoni. Abbiamo, così, avuto diritto a dei Mouachah, poi alle sue eterne «Ya Samra», «Ana Habbit wa Thabbit», «Khillati», «Ana Al Arabi», «Lamouni li Gharou minni»... Una serata magica che resterà incisa nella memoria di tutti coloro che vi hanno assistito.

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