Nell'ambito di una serie di incontri su «Le sfide del patrimonio islamico e la sua protezione», l'Associazione Al Muniya di Marrakech ha tenuto recentemente il suo terzo incontro di questo mese sacro presso il Riad di Triq Jbel Lakhder nella Medina.
Il presidente dell'Associazione, Jaafar Kanssousi, ha ricordato la necessità di preservare il patrimonio in un contesto di violenza che ha spinto recentemente degli estremisti a vandalizzare, in Mali, monumenti di un valore spirituale inestimabile, in nome di un'interpretazione errata della religione.
In questo contesto, l'architetto Mohamed Belmejjad ha presentato una serie di diapositive sullo stato dei luoghi, spesso disastroso, di un certo numero di monumenti nella Medina di Marrakech.
Successivamente, il Professor Mustapha Lmhadder, ricercatore in arti tradizionali, ha lanciato il dibattito attorno al Palazzo El Badiaa: « Quale sorte dovremmo riservare ai resti di El Badiaa? » Domanda eminentemente dibattuta, tanto lo spettacolo formidabile delle rovine saadiane interpella le coscienze.
Bisognerebbe accontentarsi del triste spettacolo e piangere gli splendori passati o intraprendere un approccio partecipativo che aprirebbe la strada verso il lancio di un cantiere di restauro, o di ricostruzione, nel cuore del sito El Badiaa in una città che manca crudelmente di un luogo di rilievo da far scoprire ai suoi visitatori.
Il dibattito, al quale hanno preso parte diversi architetti responsabili di progetti di restauro nella Medina nonché intellettuali, ulema e membri del diwan letterario di Al Munia, si è incentrato sull'interesse della Medina di Marrakech come patrimonio mondiale e la sua piazza Jamaa el Fna come patrimonio orale dell'umanità.
Notizia 09 Aug 2012 2 min di lettura
Per una protezione immediata del patrimonio

