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Festival 14 Feb 2012 5 min di lettura

Festival Cinema e migrazioni: Un'edizione riuscita con pochi mezzi

Festival Cinema e migrazioni: Un'edizione riuscita con pochi mezzi

Dopo quattro giorni di cinema, dibattiti, incontri e lavoro in laboratori, il sipario è calato sabato sera sulla 9ª edizione del Festival Cinema e migrazioni di Agadir, presieduto dal romanziere e poeta marocchino Tahar Benjelloun.

Bisogna davvero togliersi il cappello davanti a tutta l'équipe organizzativa e al suo capo Aziz El Omari, il direttore del festival, e al suo fianco Driss Moubarik, il presidente dell'Associazione Iniziativa culturale a cui si deve questa manifestazione artistica dedicata alla Settima Arte e consacrata alla tematica delle migrazioni. Ma questa scelta non è fortuita perché il festival è organizzato nella capitale del Souss-Massa-Drâa, una regione di emigrazione da molto tempo.

Come ogni anno, la programmazione ha riguardato una gamma di lungometraggi che trattano la tematica delle migrazioni, di registi marocchini, europei e altri («Illégal» di Olivier Massey-Depasse, «Beur sur la ville» di Djamel Bensalah, «Andalousie mon amour» di Mohamed Nadif, «Nuovo mondo» di Emanuel Crialese, «Notre étrangère» di Sarah Bouyain, «La route de Kaboul» di Brahim Chkiri, «De l’huile sur le feu» di Nicolas Benamou); di cortometraggi («Sur la route du paradis» di Uda Benyamina, «6h 15 mn» di Mouna Karimi, «Au secours Africa» di Zaynab Toubali, «Inchallah» di Abdelhadi El Fakir, «Hamman, sa femme et le couscous» di Fettah Diouri, «Mariage mixte» di Salma Ed-Dlimi, «Rocky doit mourir» di Abdellah Nihrane, «Ensemble» di Mohamed Fekrane, «Le temps des miracles» di Lahoucine Chkiri, «Le suicidé» di Youssef Fadel, «Chlamydia» di Ben Younes Bahkani, «Astaghfiro» di Adil El Arabi), e di documentari («Rosans, miel amer» di Rémi Nelson Borel, «Bruxelles-Kenya» di Zakria Bakkali, «Partir, retourner. En voyage» di Francesco Conversano Nene Grignaffini, «Afric Hotel» di Hassen Ferhani e Nabil Djedouani, «Gaza» di Hassan Rahali.

Nell'ambito del cinema itinerante, e in partenariato con la direzione generale degli istituti penitenziari, una serie di proiezioni ha avuto luogo presso la prigione locale di Aït Melloul con in programma: «Ali, Rabiâa et les autres» di Ahmed Boulane e «La symphonie marocaine» di Kamal Kamal.

E come di consueto, in collaborazione con l'Associazione Iniziativa culturale, l'Associazione Touche pas à mon enfant (TPAME) era all'appuntamento sabato 11 febbraio 2012 per un'operazione di sensibilizzazione del pubblico del festival riguardo a questo vero flagello che rappresentano gli abusi e i maltrattamenti contro i bambini. Quest'anno, l'associazione ha scelto di far passare il suo messaggio attraverso la proiezione del film «La danse du monstre» realizzato da Majid Lahcen con Hassan Benjelloun come direttore artistico e prodotto da Abdellah Dari. La sceneggiatura del film è stata scritta da Amale Temmar, membro molto attivo di Touche pas à mon enfant, che ritroviamo anche come attrice principale al fianco di Abdallah Chakiri, Fatima Aatif e Aziz Dhiouer.

Dalla prima edizione del festival, l'Università Ibn Zohr di Agadir è sempre stata presente. Con in particolare e a ogni edizione, un programma speciale dedicato soprattutto agli studenti dei corsi interessati, preparato dall'équipe del festival in concertazione con i professori e i responsabili di quest'ultima.

La Facoltà di lettere e scienze umane ha accolto quest'anno i seguenti laboratori: «Incontro con un attore professionista: percorso e interpretazione drammatica» animato da Rabie Kati; «Incontro con un attore-regista: Al menu, le tre scritture», diretto da Mohamed Nadif; «Grammatica dell'immagine ed educazione ai media» diretto da El Houcine Oilil.

Oltre ai laboratori summenzionati, una serie di proiezioni di cortometraggi seguiti da dibattiti con gli studenti alla presenza dei registi ha avuto luogo presso lo spazio culturale della Facoltà di lettere («Fautes volontaires» e «La tache» di Abdelillah Zirat; «Ma poubelle géante» e «Sur la route du paradis» di Uda Benyamina; «Mawal», «Balcon Atlantico» e «Le temps des camarades» di Mohamed Chrif Tribak).

Ovviamente, Tahar Benjelloun non poteva venire al festival senza dedicare un po' del suo tempo all'Università. È quindi andato all'incontro dei professori e degli studenti della Facoltà di lettere dove ha avuto luogo un dibattito sulla questione migratoria con gli studenti del Master «Migrazioni e sviluppo sostenibile». Al termine della proiezione del documentario «Partir, retourner. En voyage» su un racconto di Tahar Benjelloun.

Spazio di dibattiti sulla problematica migratoria, il festival ha proposto al pubblico di Agadir quattro conferenze presso la Camera di commercio: «Lo sfondo demografico delle rivoluzioni arabe: Quali effetti possibili sulle migrazioni», moderatore: Youssef Courbage (Siria); «Migrazioni e diaspore: Confrontare il Marocco e il Messico, le loro politiche e le loro pratiche», moderatore: Jean-Baptiste Meyer (Francia); «Migranti minori: Tra le logiche statali e le logiche particolari», moderatrice: Houria Alami Mchichi (Marocco); «Donne in migrazione: Una realtà plurale?»: moderatori: Karia Mckanders (USA), Mehdi Lahlou (Marocco), Mohamed Charef (Marocco), Houria Alami Mchichi (Marocco). È d'altronde Mohamed Charef, il direttore dell'ORMES, ad essere incaricato di questo programma.

E come ci si doveva aspettare, il momento forte di questa 9ª edizione del festival è stato l'omaggio reso a due grandi nomi del cinema marocchino ed egiziano: Younès Megri e Hassan Hosni.

Infine, è da notare che una ben cattiva notizia era circolata durante il festival secondo cui il Rialto avrebbe chiuso definitivamente i battenti subito dopo di esso e ciò, per ragioni puramente materiali, non facendo più incassi il cinema da anni ormai. Ma durante la cerimonia di chiusura che ha avuto luogo alla presenza del ministro delegato presso il Primo ministro incaricato della Comunità marocchina all'estero, il ministro dell'Artigianato, il wali della regione Souss-Massa-Drâa, il presidente del Consiglio regionale e diverse personalità nonché numerosi attori, registi, produttori, tra gli altri, uno dei proprietari della sala è salito alla tribuna e ha annunciato all'assistenza che dopo l'intervento del wali, avevano deciso di non chiudere più il cinema che avrebbe continuato a compiere la sua missione culturale e artistica. Ed è quindi in piedi che tutta la sala aveva accolto questa decisione in un tuono di applausi.

Tutti si sono quindi dati appuntamento l'anno prossimo per la 10ª edizione al cinema Rialto.

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