Se c’è un dossier così spinoso che ha mai sconvolto il quotidiano degli abitanti della città di Kenitra ultimamente, è proprio ‘il fenomeno della polvere nera'', questa nuvola scura dalle fonti sconosciute, diventata col passare dei giorni ‘un mistero'' per la popolazione che si preoccupa delle sue ripercussioni potenziali sulla loro salute e quella dei loro figli.
‘L’enigma'' si è rivelato alla luce del sole all’inizio del 2014 quando gli abitanti di alcuni quartieri della città hanno iniziato a notare un sottile strato di polvere nera sui bordi delle finestre e delle terrazze, che hanno preso per un fenomeno effimero destinato a scomparire con il cambiamento del tempo.
Ma col passare dei giorni e dei mesi, questa polvere ha continuato a depositarsi, qualunque fosse il tempo, suscitando la preoccupazione sia della popolazione, sia della società civile e delle autorità competenti.
Di fronte a questo fenomeno ambientale, la società civile locale, tra cui l’associazione ‘Al-Gharb per la preservazione dell’ambiente'', ha suonato il campanello d’allarme e si è mobilitata attraverso una petizione e un video postato su internet per invitare la popolazione alla prudenza e alla vigilanza, ma soprattutto per interpellare i poteri pubblici sull’urgenza di intervenire per ricercare l’origine di questo inquinamento che minaccia la popolazione, in particolare le persone che soffrono di malattie respiratorie.
La prefettura della regione Gharb-Chrarda-Bni Hssen si è quindi logicamente impegnata per risolvere questo enigma e una commissione composta dai servizi interessati è stata istituita per determinare l’origine dell’inquinamento.
Una ventina di unità industriali locali sono state così ispezionate in vista di raccogliere i dati necessari suscettibili di aiutare a localizzare la fonte di questo inquinamento, secondo la direttrice dell’Osservatorio regionale dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, Bouchra Sanae.
Alcune di queste unità , ha spiegato in una dichiarazione alla MAP, sono state richiamate all’ordine per assicurarsi che i loro scarichi siano conformi alle norme richieste e per conformarsi al capitolato d’oneri dello studio d’impatto sull’ambiente.
Campioni di emissioni sono stati anche inviati al laboratorio per analisi, oltre alla creazione di tre stazioni mobili per misurare il grado di inquinamento dell’aria.
Davanti alla persistenza del fenomeno, la commissione ha moltiplicato le operazioni di controllo e i giri di ispezione e i suoi sospetti si sono concentrati sui focolai di incenerimento illegale di carrozzerie e pneumatici per recuperare i fili di rame.
Diversi luoghi della città dove sono stati constatati questi focolai di incenerimento all’aria aperta sono stati così rastrellati e le persone coinvolte in questi atti arrestate e perseguite in giustizia, secondo il capo del servizio ambientale presso la prefettura, Lhcen Ben Mhamdi, che ha fatto stato dell’organizzazione in parallelo di una campagna di sensibilizzazione delle popolazioni sui pericoli di tali atti e la loro non conformità con i testi giuridici sull’ambiente.
Tuttavia, e nonostante le azioni intraprese per porre fine a queste pratiche, il fenomeno della polvere nera non è per questo scomparso, il che ha spinto la commissione a fare appello a un laboratorio specializzato per procedere ad analisi di questa polvere, oltre alla creazione di una commissione permanente per il controllo delle unità industriali.
In questo quadro, sottolinea il capo del servizio regionale dell’ambiente, Leila Founty, l’apparizione a intermittenza del ‘'fumo nero'' ha incitato i servizi interessati alla messa in opera di tre stazioni supplementari di sorveglianza della qualità dell’aria, la chiusura di quattro discariche pubbliche illegali e la creazione di nuove discariche a Mahdi, Souk Larbaa, Sidi Taybi e a Moulay Bousselham, oltre al controllo degli Hammam tradizionali per incoraggiarli a rispettare le regole ambientali.
La signora Founty si è rallegrata, in questo quadro, del coinvolgimento del Ministero delegato incaricato dell’Ambiente in tutte le decisioni e iniziative prese per la ricerca di risultati tangibili nella lotta contro questo fenomeno.
Da parte sua, Maati Madani, dell’Associazione Al-Gharb per la preservazione dell’ambiente, ha indicato che nonostante un calo notevole della cadenza della ‘'famosa'' polvere nera ultimamente, dei dubbi aleggiano ancora attorno ad alcune unità inquinanti, tra cui la centrale termica che utilizza il combustibile industriale.
Ha, d’altronde, fatto sapere che i risultati delle analisi del laboratorio mobile messo in opera per misurare il grado di inquinamento del fumo nero, ‘'rassicurante'' secondo le autorità , ‘'non sono basati su dati tecnici e scientifici precisi'' che rispettano le norme internazionali in materia.
Il signor Madani ha inoltre messo l’accento sulla necessità di accordare un’importanza maggiore agli spazi verdi in tutti i piani di pianificazione della città , nell’obiettivo di favorire la respirazione dell’aria fresca.
In effetti, secondo un recente studio mondiale sull’ambiente, gli inquinanti atmosferici causano la morte di oltre un milione di persone all’anno e numerose malattie gravi, oltre alla perdita di oltre 5.000 milioni di dollari all’anno a causa dell’impatto dell’inquinamento dell’aria sulle colture e le piante agricole.

