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Notizia 09 Feb 2013 2 min di lettura

Prosecuzione del processo delle persone coinvolte negli eventi di Gdeim Izik

Prosecuzione del processo delle persone coinvolte negli eventi di Gdeim Izik

Il processo dei 24 accusati perseguiti nel quadro degli eventi legati allo smantellamento del campo Gdeim Izik è ripreso, venerdì mattina presso il tribunale militare a Rabat, con lo svolgimento della 2ª udienza.

Queste persone erano state arrestate in seguito al loro coinvolgimento in questi eventi risalenti ai mesi di ottobre-novembre 2010.

I 24 individui sono perseguiti per “costituzione di bande criminali, violenze sulle forze dell'ordine che hanno causato la morte con premeditazione e mutilazione di cadaveri”.

Prima dell'apertura di questa udienza di questo processo che era iniziato venerdì scorso, il Coordinamento delle famiglie e amici delle vittime degli eventi di Gdeim Izik (COFAV) ha organizzato un sit-in pacifico davanti al tribunale per chiedere “un processo equo”, denunciando allo stesso tempo ogni tentativo di strumentalizzazione politica di questo dossier. Il COFAV ha riaffermato, attraverso slogan, il suo rifiuto di ogni intervento di natura tale da influenzare la giustizia e ha distribuito un comunicato nel quale si è sollevato contro la violazione dei suoi diritti in quanto rappresentante delle famiglie delle vittime degli eventi di Gdeim Izik.

Da parte loro, le famiglie degli accusati hanno reclamato, durante un sit-in pacifico, che il processo si tenga in un tribunale civile.

Il 10 ottobre 2010, degli abitanti della città di Laâyoune hanno eretto in prossimità della città, nella località detta Gdeim Izik, un accampamento di tende al fine di difendere rivendicazioni sociali legittime, legate principalmente all'alloggio e all'impiego. Le autorità marocchine avevano allora avviato un dialogo e presentato una serie di misure per rispondere progressivamente a queste rivendicazioni, il quale dialogo non aveva portato allo scioglimento della situazione sul terreno. Le autorità marocchine avevano deciso di procedere allo smantellamento pacifico dell'accampamento al fine di imporre il rispetto della legge e la preservazione dell'ordine pubblico.

Questo intervento aveva subito dato luogo ad attacchi violenti da parte di piccoli gruppi contro le forze dell'ordine con l'aiuto di armi bianche, lanci di pietre, cocktail Molotov e bombole di gas. In seguito, degli scontri erano scoppiati nella città di Laâyoune dove infrastrutture e beni pubblici erano stati incendiati e proprietà private saccheggiate. Questi attacchi avevano causato 11 morti tra le forze dell'ordine, incluso un elemento della Protezione civile, 70 feriti tra queste stesse forze di cui molti gravemente colpiti e altri quattro feriti tra i civili.

Da ricordare anche che questo processo si svolge sotto l'osservazione di diverse associazioni dei diritti umani, di ONG e di organizzazioni indipendenti nazionali e internazionali.

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