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Notizia 23 Feb 2012 4 min di lettura

Rifiuti domestici e acque reflue versate in piena natura

Rifiuti domestici e acque reflue versate in piena natura

Un esterno rutilante e un interno pieno di sporcizia! Chiunque abbia visitato Souk Khemis Aït Ouafkka può facilmente accorgersi che quest'ultimo riflette nettamente questa immagine contrastata che la dice lunga sull'idea che ci si fa della pulizia e della protezione dell'ambiente in questo piccolo borgo rurale. Infatti, lungo tutto l'asse che attraversa il Souk e che costituisce d'altronde la sua principale arteria, la pulizia e il «tutto nickel» regnano sovrani. Tuttavia, basta fare qualche passo dietro le costruzioni a bordo strada verso il villaggio adiacente di Doutemanroute per constatare che questo aspetto è presto inchiodato alla gogna!

I luoghi assomigliano a un ricettacolo dove i detriti occupano orribilmente gli spazi e giacciono al suolo. Sacchetti di plastica, cartoni di latte, imballaggi di yogurt, bucce di verdure e frutta, piumaggio e interiora di pollame, deiezioni di bestiame, … lo spettacolo assomiglia a una vera stalla di Augia. Si direbbe che gli abitanti rivaleggino di ardore per sommergere questi luoghi di immondizie e residui di ogni genere. E siccome una disgrazia non arriva mai sola, evacuano le loro acque reflue attraverso un collettore che sbocca a cielo aperto direttamente sull'Oued di prossimità, alimentando così una grossa pozza le cui acque torbide scorrono su diverse decine di metri a pochi passi dal Souk. Se, a quanto pare, gli abitanti non si scandalizzano affatto di queste ripugnanti sporcizie, i passanti, loro, ne sono infastiditi. Perché, questo punto nero si trova nelle vicinanze del dispensario e della sede comunale. Di colpo, sono legione, gli utenti che, per aggirare il passaggio dal Souk, prendono il passaggio pedonale vicino a questo cloaca. Camminare così in questi luoghi senza tapparsi il naso è un'impresa, tanto gli effluvi nauseabondi infestano il posto di giorno come di notte e mettono a dura prova il senso olfattivo.

Inoltre e con tempo caldo, nuvole di zanzare pullulano in questo vivaio e avvelenano la vita dei passanti che transitano per questi luoghi. I quali utenti subiscono anche gli assalti di numerose orde di cani randagi che frequentano queste discariche selvagge, trovandovi il loro sostentamento quotidiano. Quanto agli abitanti del Souk, non nascondono più i loro timori di vedere contaminare l'acqua potabile, sapendo che il punto d'acqua che alimenta il comune non è lontano da queste insalubrità.

Le infiltrazioni delle acque infette e la contaminazione della falda freatica rischiano di prodursi in qualsiasi momento. Naturalmente, questo stato è prima di tutto imputabile agli abitanti che prendono le loro comodità con il rispetto del loro quadro di vita e dell'ambiente. La mancanza di sensibilizzazione alla necessità della protezione della natura e dell'ambiente e di colpo della loro salute e dell'igiene li spinge a interrogarsi sul ruolo delle associazioni di preservazione dell'ambiente che non smettono tuttavia di sollecitare ogni sorta di sovvenzioni statali per assumere un compito di cui non si occupano. Altro punto nero al quadro: la deficienza dei servizi comunali tenuti ad assicurare, in linea di principio, la raccolta regolare dei rifiuti domestici al fine di garantire un ambiente di vita sano e salubre, anche a costo di usare le maniere forti. Le autorità locali, anch'esse, sono nel giro, essendo tenute anche per il loro statuto a reagire di fronte all'incuria del comune per restaurare il buon funzionamento del servizio di raccolta dei rifiuti. Sono purtroppo, l'interferenza di tutti questi fattori che hanno contribuito a questo triste risultato. E il caso del comune di Aït Ouafkka non è che un albero che nasconde la foresta. Tutti gli altri comuni del circolo di Tafraout sono confrontati ormai, a diversi gradi, a questa problematica. Da Affella Ighir, passando per Tassrirt, Tarsouat e anche il capoluogo della regione, Tafraout, le discariche anarchiche e le acque reflue versate in piena natura, rilevano di un decoro comune ai paesaggi di tutte queste località. Con, al palmarès dei comuni più sporchi, quello di Tahala che disputa loro la palma in materia; l'ampiezza di questo fenomeno nell'Assif N'Tahala supera la soglia del tollerabile e sfugge anche d'ora in poi a ogni controllo. Il suo oued, sepolto sotto fatras di immondizie e detriti lanciati quotidianamente dai villaggi rivieraschi subisce anche l'inquinamento delle acque reflue. Ed è la stessa sorte che rischia di colpire gli altri comuni che subiscono pressioni urbanistiche incontrollate che comportano tali incomodità.

La messa dunque in atto di un programma di trattamento dei rifiuti liquidi e solidi in questi comuni si impone. Ne va della preservazione della salubrità e dell'igiene pubbliche e della protezione dell'ambiente.

Una tale situazione di insalubrità è incompatibile e contraria anche l'ambizioso progetto del Paese di accoglienza turistica di Tafraout lanciato dagli operatori del settore e dagli eletti per imprimere al turismo locale una nuova dinamica.

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