La Camera criminale incaricata dei crimini finanziari presso la Corte d'appello di Rabat ha deciso, lunedì, di riprendere il 28 maggio l'esame del processo del presidente del Consiglio municipale della città di Sidi Yahya el Gharb, perseguito per corruzione.
Nella sua arringa, durante la seduta di lunedì, la difesa ha ritenuto che l'azione pubblica intrapresa contro l'imputato rimanga irricevibile, in assenza di prove tangibili che giustifichino l'applicazione dell'articolo 248 del codice di procedura penale. La difesa ha qualificato il caso come “vuoto, per le accuse che comporta”.
Rilevando la mancanza di elementi materiali in questo caso, viste le lacune che comportano i verbali della polizia giudiziaria, nonché le contraddizioni tra il verbale di spostamento, di arresto e di constatazione e le dichiarazioni del querelante, la difesa ha chiesto l'assoluzione dell'accusato per difetto di prova.
Il rappresentante del pubblico ministero aveva, durante la precedente udienza, richiesto la pena massima, basandosi sul flagrante reato come prova della colpevolezza dell'imputato.
Il presidente del consiglio municipale di Sidi Yahya, Mohamed Hsaïni, anche membro della Camera dei consiglieri, è accusato di aver “richiesto e ricevuto una somma di denaro per intermediazione in un affare usando il traffico di influenze”.
Era stato arrestato, a inizio gennaio, in flagrante reato di corruzione su ordine della procura generale, in possesso di 20 milioni di centesimi (200.000 dirham) che gli sarebbero stati consegnati da un imprenditore incaricato dei lavori di rivestimento delle strade nella città di Sidi Yahya el Gharb, dipendente dalla provincia di Sidi Slimane.
È la quinta volta che l'esame del processo viene rinviato.

